Bellicismo e autoritarismo, riflessioni milanesi
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Da un lato il lento precipizio in cui si preparano le guerre non può che indurre
qualunque governo alle cosiddette strette securitarie:basta vedere come stanno
trattando i manifestanti a sostegno della Palestina in Gran Bretagna, sotto un
governo laburista. Dall’altro lato la vocazione delle destre estreme è di per sé
militarista e in ultima analisi bellicista, basta vedere come ondeggi paurosamente
il governo Meloni per aver ultimamente preso un paio di posizioni decenti, dalla sospensione dell’associazione per la difesa con Israele al distacco rispetto
alle uscite teocratiche di Trump.
Stranamente il nesso fra le due cose sfugge oggi a una parte della sinistra,
spaccata in due proprio sulla valutazione del ritorno della guerra in Europa
e in definitiva sull’idea di guerra «giusta». Certo,è spaccata anche la destra,
qui e altrove nel mondo, ma per motivi che non hanno nulla a che fare
con valutazioni più o meno accurate di “giustizia”, ma solo con l’idolo che ha
generato e continua a generare mostri, lo Stato-nazione e la sua supremazia.
Ursula Hirschmann, la moglie di Eugenio Colorni e poi, dopo la sua
uccisione da parte di un manipolo fascista a Roma nel ’44, di Altiero
Spinelli, scrisse una straordinaria lettera a Natalia Ginzburg in
risposta a un altrettanto mirabile articolo di quest’ultima sull’attentato
dell’Olp alla squadra olimpica israeliana nel 1972. Ursula andava così a fondo nell’esplorazione della potenza arcaica e tribalistica del crescente nazionalismo
che percepiva già allora crescere nel ventre della società israeliana, da
allargare fino al nostro presente la sua visuale. «Chi ha meditato sui nefasti
risultati del nazionalismo passato e presente, non può che predire, con
melanconica monotonia, che anche in Israele esso darà i
frutti avvelenati che ha dato dappertutto: successi vistosi, ferite meno
vistose ma profonde, spirito di rivincita, vendette e così via fino a nuovi genocidi».
È bello che l'altra sera entrambi i testi siano stati riportati all’attenzione
pubblica nel corso di un incontro dell’associazione Mai Indifferenti alla Casa
della cultura a Milano. Ginzburg, Hirschmann, Colorni - e Spinelli. Dalla
diaspora ebraica, ma anche dalla profondità della memoria tragica del Novecento
e della speranza nella costruzione di un’altra Europa
e di un vero ordine mondiale di pace, quella sera pareva si rigenerasse
la ragione pratica. La si percepiva vibrare, insieme alla commozione, nella voce
di Renata Colorni - la figlia di Ursula ed Eugenio - mentre leggeva la lettera
di sua madre (l’articolo lo ha letto invece Gad Lerner).
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Di Roberta De Monticelli, "Bellicismo e autoritarismo, riflessioni milanesi", Il Manifesto, 18/4/2026
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