da Micromega, 9 giugno 2026
Erri De Luca, Gaza e le argomentazioni infondate sul genocidio
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i fatti in estrema sintesi sono questi: lo scorso 20 maggio,
lo scrittore napoletano ha rilasciato un’intervista al quotidiano israeliano
Israel Hayom che Il Foglio ha ripreso citandone alcuni passi e
omettendone altri. I passi che hanno scatenato la polemica sono due: il
primo, in cui lo scrittore afferma di essere sionista (nell’intervista
originale egli aggiunge che in gioventù il suo eroe era Marek Edelman,
dirigente del Bund, organizzazione ebraica antisionista: una precisazione
che Il Foglio ha scelto di non riportare); e soprattutto il secondo, in cui
nega recisamente che a Gaza Israele abbia commesso un genocidio.
Quest’ultima affermazione è stata accolta con entusiasmo da molti
editorialisti lieti di constatare che un uomo di sinistra difenda Israele da
un’accusa gravissima non in sintonia con l’opinione pubblica progressista.
Le affermazioni di De Luca sul genocidio sono chiare ma dal punto di
vista tecnico del tutto infondate: lo scrittore ricorre infatti a due
argomentazioni che non stanno in piedi. La prima è che le ripetute
evacuazioni della popolazione civile dimostrerebbero che l’esercito
israeliano non aveva intenzione di sterminare i palestinesi. Se l’obiettivo
fosse stato lo sterminio di un popolo, Israele avrebbe preferito un
bersaglio immobile e concentrato e non avrebbe spostato ripetutamente i
Erri De Luca, Gaza e le argomentazioni infondate sul genocidio
civili da nord a sud e viceversa. L’accusa, secondo De Luca, “non si basa
su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele e di
minare la sua legittimità.”
Ci sono almeno due ragioni per cui questa argomentazione non convince
affatto: 1) già a dicembre del 2023, un’inchiesta del New York Times aveva
documentato con prove che Israele aveva usato bombe Mark-84 almeno
200 volte in un’area dichiarata sicura per i civili aggiungendo “che, anche
per coloro che hanno seguito ogni ordine e raccomandazione di
evacuazione israeliana, non esisteva comunque alcuna sicurezza in una
zona di guerra più pericolosa per i civili di qualsiasi altra nella storia
recente.”
Il resoconto del NYT confuta la narrazione israeliana del “facciamo
evacuare i civili per proteggerli”. La logica di questa versione crolla
completamente se le zone dichiarate sicure vengono bombardate
sistematicamente con le munizioni più pesanti disponibili. Difatti, la
Mark-84 è una bomba di oltre 900 kg con un raggio di distruzione letale
di oltre 360 metri, progettata per obbiettivi militari in aree aperte, non
per ambienti urbani densamente popolati. Una MK-84 non è in grado di
distinguere tra un miliziano di Hamas e un bambino che si trova a 3 campi
di calcio di distanza e quindi il suo utilizzo in zone dichiarate sicure non è
compatibile con nessuna narrazione di protezione dei civili.
Ma soprattutto la logica di De Luca è: “se avessero voluto sterminare tutti,
avrebbero potuto farlo più facilmente quindi non è genocidio”. Questo è
però un criterio arbitrario, non giuridico. Infatti non compare nella
Convenzione sul Genocidio la quale non richiede che il gruppo venga
distrutto completamente né nel modo più efficiente possibile. Molti
genocidi riconosciuti come tali (quelli degli herero, degli armeni, degli
ebrei e dei tutsi) si sono svolti in fasi, con spostamenti di popolazione,
concentrazioni in zone delimitate, e distruzione progressiva, non come
esecuzione istantanea.
De Luca afferma poi che di genocidio non si può parlare perché “Quello
che è successo a Gaza è una guerra moderna e brutale, in cui il numero di
vittime civili è enorme e spaventoso, perché quando i combattimenti si
svolgono in un’area urbana densamente popolata, tra scuole e ospedali, la
popolazione paga sempre il prezzo più alto. Lo abbiamo visto a Mosul, a
Raqqa e a Mariupol. È l’inevitabile conseguenza del combattere un
nemico che si trincera tra i propri civili. È terribile, ma non è genocidio”.
Mosul, Raqqa e Mariupol hanno in comune con Gaza alta densità
abitativa, combattimento urbano intenso, pesanti perdite tra i civili –
abbastanza per rendere il confronto apparentemente plausibile. De Luca
però omette le differenze decisive: lo stato di assedio permanente, il
controllo prolungato di tutto ciò che serve per vivere (acqua, elettricità,
ospedali e cibo) – e soprattutto gli obblighi specifici che il diritto
internazionale impone a una potenza occupante nei confronti della
popolazione sotto il suo controllo, obblighi che non gravavano sulle due
coalizioni che combatterono ISIS a Mosul e a Raqqa.
Soprattutto, De Luca non considera un elemento fondamentale che
distingue il genocidio da altri crimini di guerra, compresi quelli commessi
a Mosul e Raqqa: l’intenzionalità. Da una parte abbiamo decine di
dichiarazioni pubbliche rilasciate da chi al vertice dello Stato aveva il
potere di tradurle in ordini che hanno evocato esplicitamente la necessità
di distruggere Gaza e i suoi abitanti. Se queste dichiarazioni
rappresentino sfoghi personali o l’espressione di una strategia politica è
esattamente una delle questioni che la CIG dovrà valutare. Ciò che è
difficile contestare è la loro brutalità, la loro frequenza e il fatto che
nessuna sia mai stata smentita ufficialmente dallo Stato israeliano.
Nulla di paragonabile è mai stato detto tra il 2016 e il 2017 da funzionari
americani, francesi, iracheni e siriani a proposito della popolazione araba
sunnita di Mosul e Raqqa. In entrambi quei casi l’obiettivo dichiarato era
l’ISIS, non la popolazione civile, anche se quest’ultima ci è andata di
mezzo. Ed è proprio questa differenza – la presenza o assenza di
dichiarazioni esplicite contro una popolazione in quanto tale – che rende il
caso Gaza giuridicamente più esposto all’accusa di genocidio rispetto a
qualsiasi altro conflitto urbano recente.
Per quanto riguarda Mariupol, si può senz’altro compararne la storia
recente con Gaza. Ma il confronto, anziché rafforzare la tesi di De Luca, la
indebolisce. Per giustificare l’invasione dell’Ucraina, Putin e altri
funzionari russi hanno a più riprese evocato la necessità di denazificare
l’Ucraina. Per raggiungere quest’obiettivo, la Russia ha proceduto al
trasferimento forzato di decine di migliaia di ucraini compresi migliaia di
bambini. De Luca, autoproclamatosi esperto su cos’è un genocidio, si è
evidentemente scordato dell’articolo II della Convenzione che include tra
gli atti genocidari il trasferimento forzato dei bambini del gruppo a un
altro gruppo. Difatti, nel marzo del 2023, la Corte Penale Internazionale
(CPI) ha emesso due mandati d’arresto nei confronti di Vladimir Putin e
Maria Lvova-Belova, commissaria per i diritti dei minori, per il crimine di
guerra di deportazione illegale di bambini dalle aree occupate
dell’Ucraina alla Federazione Russa.
Quindi De Luca, usando Mariupol come esempio di conflitto urbano non
“problematico” per dimostrare che a Gaza non è stato commesso un
genocidio, ha inconsapevolmente citato uno dei casi più documentati di
trasferimento forzato sistematico ovvero un atto esplicitamente
genocidiario secondo la Convenzione e un caso per cui la CPI ha emesso
un mandato di arresto tre anni fa. Il che rende il paragone autolesionista
per la tesi che intendeva sostenere.
Le considerazioni che ho riportato fin qui non provano che Israele abbia
condotto una guerra genocidaria. Tutt’altro. Ci dicono solo che le
argomentazioni di De Luca sono tanto perentorie quanto infondate.
Mentre il dibattito pubblico sembra essersi orientato verso il Sì, Israele ha
commesso un genocidio la questione giuridica rimane aperta. La Corte
Internazionale di Giustizia che nel dicembre del 2023 ha accolto il
procedimento di accusa del Sudafrica, non si è ancora pronunciata in
merito.
Di più, la CIG non si pronuncerà sulla questione per almeno altri tre anni
visto che pochi giorni fa ha fissato al maggio del 2029 la scadenza entro la
quale Israele dovrà presentare una memoria difensiva in risposta alla
memoria accusatoria del Sud-Africa fissata al novembre 2027.
Quest’orizzonte temporale così dilatato non è dovuto a lungaggini
burocratiche, ma alla necessità di applicare standard estremamente
rigorosi che distinguano crimini di guerra (attacchi contro civili,
distruzione di beni, ecc.) dal crimine di genocidio.
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David Calef
Mai indifferenti